The Odyssey: Lupita Nyong’o scelta come Elena di Troia. Tra inclusività e fedeltà filologica ai poemi omerici
La scelta di Lupita Nyong’o per interpretare Elena di Troia nel progetto cinematografico "The Odyssey" riaccende il dibattito sulla fedeltà ai testi omerici. Tra epiteti tradizionali e precisione storica, il "color-blind casting" si scontra ancora una volta con la rigorosa descrizione filologica del mito classico.
Il dibattito sul casting di "The Odyssey"
La notizia del casting di Lupita Nyong’o nel ruolo di Elena di Troia per il nuovo progetto cinematografico The Odyssey ha sollevato un vivace dibattito culturale. Se da un lato nessuno mette in discussione il talento e la straordinaria bellezza dell’attrice premio Oscar, dall'altro emerge una questione legata al rispetto filologico delle opere classiche. L'industria cinematografica contemporanea ricorre sempre più frequentemente alla pratica del color-blind casting per favorire l'inclusività, ma quando si tratta di trasporre capolavori che hanno superato secoli di storia, il compromesso tra modernità e fedeltà filologica divide il pubblico e gli studiosi.
Cosa dicono i testi omerici: i tre epiteti chiave
Per comprendere le ragioni dei puristi della letteratura greca, è necessario analizzare direttamente i poemi omerici. Omero utilizzava precisi epiteti formulari per descrivere le caratteristiche fisiche della regina di Sparta.
- Elena "dalle bianche braccia" (leukōlenos)
- Nell'Iliade (Libro III, versi 121-122), la dea Iris scende dal cielo assumendo le sembianze di Laodice per invitare Elena sulle mura di Troia ad assistere al duello decisivo tra Menelao e Paride. Il testo greco recita: Ἶρις δ’ αὖθ’ Ἑλένῃ λευκωλένῳ ἄγγελος ἦλθεν. L'epiteto λευκώλενος (leukōlenos) si riferisce esplicitamente alla pelle chiara, attributo che nell'antica Grecia era sinonimo di nobiltà e bellezza ideale per una donna aristocratica, non esposta al lavoro nei campi.
- Elena "simile all'oro" (chrysē)
- Nel Libro III (verso 64), Paride evoca i doni ricevuti da Afrodite. Più volte nei testi la bellezza di Elena viene accostata alla luce dell'oro (χρυσέη). Nell'antichità greca, definire una donna "dorata" non faceva riferimento ai gioielli, bensì alla luminosità dei suoi capelli biondi e della carnagione, attributi speculari a quelli della stessa dea della bellezza.
- Elena "dalla bella chioma" (eúkomos)
- Nel Libro IV dell'Odissea (verso 305), quando viene descritta Elena che si corica nella reggia di Sparta accanto a Menelao, viene impiegata la formula Ἑλένη ἠύ科μος (Helénē ēýkomos), volta a sottolineare la splendida e fluente capigliatura che nell'iconografia classica completava i tratti tipici delle popolazioni achee.
L'evidenza storica e archeologica
Oltre alla componente mitologica e letteraria, esistono precisi riscontri di natura storica e archeologica.
La città di Troia (identificata nei testi ittiti con il toponimo Wilusa) sorgeva nell'Anatolia occidentale, nell'odierna Turchia. Gli abitanti autoctoni erano di ceppo anatolico, strettamente imparentati con i Luvi e gli Ittiti, popolazioni di lingua indoeuropea stanziate nel bacino del Mediterraneo orientale.
Dal punto di vista genetico e fenotipico, le popolazioni locali dell'Età del Bronzo erano del tutto simili agli altri popoli mediterranei e mediorientali dell'epoca. Di conseguenza, la popolazione locale stanziale e la nobiltà micenea non presentavano i tratti dell'Africa subsahariana, rendendo la scelta di un'attrice nera storiograficamente anacronistica.
Il precedente della serialità televisiva
L'operazione commerciale e culturale dietro a The Odyssey non rappresenta un caso isolato. Negli ultimi anni diverse produzioni hanno abbracciato la medesima linea editoriale. Un esempio celebre è la serie TV Troy - La caduta di Troia, prodotta da BBC e Netflix, in cui personaggi cardine del mito come Achille (eroe greco per eccellenza) e diversi membri della famiglia reale troiana sono stati interpretati da attori neri.
Questa tendenza solleva interrogativi sulla linea di confine tra la legittima libertà artistica di una riscrittura moderna e la necessità di preservare l'accuratezza storica e filologica di testi che costituiscono le fondamenta della cultura occidentale.