Sport, dittature e cortocircuiti logici: la realtà oltre la propaganda
Un’analisi schietta sul legame tra sport e geopolitica, nata per rispondere ai commenti su un post dedicato alla nazionale iraniana. Tra benaltrismo, falsi paragoni con l'Occidente e la trappola del turismo di facciata, ecco perché non si può rimanere in silenzio davanti all'oppressione dei regimi.
Come promesso durante una discussione nata ieri sera sotto il post di un amico, voglio riprendere e approfondire un tema spinoso. Il post in questione citava il CT dell'Iran, il quale definiva la propria nazionale "la più oppressa della storia" a causa di restrizioni logistiche e visti negati dagli USA, scagliandosi contro il "doppio pesismo" dello sport internazionale che esclude la Russia ma non Israele. Quando si toccano questi argomenti, scattano immediatamente i riflessi condizionati del benaltrismo geopolitico. È fondamentale mettere in fila i fatti: fare spallucce davanti alle dittature in nome del geopoliticamente corretto è un insulto alle vittime.
Lo sport internazionale e la geopolitica
Voglio essere trasparente fin da subito sulla mia posizione riguardo alle esclusioni: sono contrario all'esclusione della Russia dalle competizioni e favorevole alla partecipazione di Israele.
Lo sport dovrebbe unire, non dividere. Punire gli atleti per le decisioni e le guerre dei loro governi è profondamente sbagliato, a prescindere dalla bandiera. Tuttavia, l'Iran è l'ultima delle nazioni che può fare la vittima o appellarsi ai "valori universali". Il CT si lamenta dell'Occidente, ma la verità è che il regime teocratico di Teheran è il primo a trattare i propri atleti come ostaggi politici.
I quattro grandi cortocircuiti logici della discussione
1. Chi opprime davvero gli atleti iraniani?
Il CT parla di oppressione per questioni di visti e logistica, ignorando l'oppressione reale e strutturale che avviene in patria:
• Obbligo di boicottaggio: Il regime costringe i propri atleti a simulare infortuni o farsi squalificare pur di non gareggiare contro atleti israeliani, distruggendo le loro carriere. Chi disobbedisce subisce ritorsioni feroci, estese anche alle famiglie.
• Repressione del dissenso: Gli atleti che hanno sostenuto le proteste per la libertà (come il movimento "Donna, Vita, Libertà") sono stati arrestati. Campioni come il lottatore Navid Afkari o il karateka Mohammad Mehdi Karami sono stati giustiziati dal regime. Questa è la vera oppressione.
2. L'argomentazione delle "fonti fabbricate"
Nei commenti è stato sostenuto che le denunce sull'Iran siano false propaganda, paragonabili alle armi di distruzione di massa in Iraq. Si tratta dell'argomentazione preferita di chi vuole chiudere gli occhi: siccome in passato l'intelligence occidentale ha fabbricato prove per giustificare guerre, allora ogni accusa contro un regime totalitario deve essere una menzogna dei media.
• La differenza sostanziale: Nel caso dell'Iran parliamo del loro Codice Penale ufficiale, scritto e applicato dai loro tribunali. Non sono i media occidentali a inventarsi che una donna rischia la prigione per il velo o che le atlete non possono viaggiare all'estero senza il permesso scritto del marito o del padre. Lo dicono le loro leggi.
3. La trappola del turismo di facciata
Sentir dire "ho visto i video su YouTube di travel influencer e si sta bene" significa non capire come funziona una dittatura. In ogni totalitarismo della storia, la vita quotidiana di chi si adegua o fa parte dell'élite scorre normalmente. Teheran ha bellissimi caffè, parchi e centri commerciali, ma la normalità commerciale non cancella l'apparato repressivo. Anche nella Germania degli anni '30 o in URSS i teatri erano pieni e i turisti vedevano ordine e benessere. Bisognerebbe chiedere a chi dissente cosa succede dietro le quinte.
4. Il falso paragone con l'emigrazione occidentale
Davanti alla domanda "Tu scapperesti mai da un paese dove si sta bene?", la risposta è stata: "Si scappa anche dall'Italia". Serve un minimo di onestà intellettuale. Dall'Italia si emigra per stipendi bassi o ambizione professionale. Dall'Iran si scappa clandestinamente a piedi attraverso le montagne (come ha dovuto fare il regista Mohammad Rasoulof per evitare 8 anni di carcere e le frustate) perché se esprimi un'opinione rischi la vita. Paragonare le due realtà è inaccettabile.
Oltre l'ipocrisia
Le incongruenze della geopolitica occidentale e i "due pesi e due misure" sono reali e scandalose. Ma l'ipocrisia dell'Occidente non rende l'Iran una democrazia illuminata. Denunciare i crimini di una teocrazia non significa essere schierati con Washington o approvare le guerre. Significa, molto più semplicemente, stare dalla parte dei cittadini e della libertà dello sport.