L’eterno ritorno dell'illusione: perché il realismo perde sempre in politica
Un'analisi del filo rosso che unisce Beppe Grillo e Roberto Vannacci. Il testo esplora la meccanica del consenso populista, il trionfo del "voto di pancia" sulla razionalità e l'inevitabile scontro tra le promesse della propaganda e i vincoli strutturali della realtà di governo.
Stimo Roberto Vannacci: ne condivido le idee politiche e ne apprezzo lo spessore culturale, il rigore militare e la capacità di confrontarsi con fermezza e rispetto. Tuttavia, analizzando la sua ascesa, è impossibile non notare un filo rosso, invisibile ma robustissimo, che lo lega alla parabola di Beppe Grillo. Entrambi i fenomeni dimostrano una costante della politica nostrana: il mercato elettorale italiano premia sistematicamente la semplificazione a scapito del realismo.
1. La meccanica del consenso: Grillo e Vannacci a confronto
Ogni ondata populista ha bisogno di un nemico chiaro e di una promessa totale.
• Beppe Grillo individuò il colpevole nella "Casta" politica e nei media, promettendo un'utopia pura in cui i cittadini avrebbero governato direttamente dal web. L'impatto con la realtà ha poi costretto il Movimento 5 Stelle a istituzionalizzarsi e a scendere a compromessi per sopravvivere.
• Roberto Vannacci compie lo stesso percorso sul binario opposto. Intercetta un elettorato di destra radicale e deluso, offrendo un "realismo nostalgico". Il nemico è il politicamente corretto, l'ideologia woke e la burocrazia europea; la promessa è il ritorno all'ordine e al buonsenso.
Entrambi si pongono come "corpi estranei" al sistema, vendendo l'idea che non servano mediazioni, ma solo un uomo duro e puro capace di rompere le regole.
2. Il "voto di pancia" contro la razionalità
La prima risposta al perché i cittadini credano alle campagne elettorali e non alla fattibilità dei progetti risiede nella psicologia del voto. In politica esistono due modi di scegliere:
• Il voto ragionato (strumentale): L'elettore analizza i programmi, calcola i costi, valuta i vincoli economici e capisce cosa si può fare davvero. Richiede tempo e competenze.
• Il voto di pancia (espressivo): Si vota qualcuno non per quello che farà, ma per gridare la propria identità e sfogare la rabbia. Il voto diventa una liberazione emotiva.
Oggi trionfa il voto di pancia. Quando un elettore sceglie Vannacci, non si chiede se il generale saprà davvero riscrivere i trattati europei. Lo vota perché dice ad alta voce quello che lui pensa a tavola con gli amici, rendendo del tutto irrilevante la fattibilità pratica delle idee.
3. Il paradosso del politico onesto e la soluzione semplice
Il mercato elettorale premia la semplificazione perché le persone detestano la complessità e i sacrifici. Se un leader si presentasse in TV dicendo la verità — ovvero che con un enorme debito pubblico e rigidi paletti normativi non si fanno miracoli dall'oggi al domani — riceverebbe gli applausi degli economisti ma percentuali elettorali irrilevanti.
Il populismo offre una scorciatoia mentale. Di fronte a problemi enormi che imporrebbero riforme lunghe e dolorose, lo slogan riduce tutto a una questione di "mancanza di coraggio". Se l'esecutivo non risolve tutto subito, per la propaganda non è colpa dei vincoli reali, ma del fatto che si è piegato ai compromessi.
4. La realtà del governo contro la fretta della propaganda
Un governo in carica deve scontrarsi con i tempi della realtà: debiti ereditati, leggi inadeguate che richiedono tempo per essere cambiate e trattative internazionali complesse.
Prendiamo la gestione dell'immigrazione. Giorgia Meloni deve muoversi attraverso i tempi burocratici e politici: lunghe trattative in Europa, accordi complessi con i Paesi terzi e l'accettazione dei trattati internazionali. È un lavoro faticoso che richiede anni.
Vannacci, esattamente come faceva Grillo in passato, sfrutta l'impazienza della gente. Davanti ai tempi lunghi delle istituzioni, propone la logica del militare: usare la Marina, chiudere i porti subito ed effettuare rimpatri forzati senza autorizzazioni. È la promessa di tagliare il nodo anziché scioglierlo: una formula suggestiva per chi è arrabbiato, ma totalmente impraticabile.
Il ciclo eterno: illusione, delusione, sostituzione
L'elettore deluso non impara dall'esperienza. Non riconosce che governare sia complesso e che servano progetti realizzabili, ma conclude che il leader di turno si sia ammorbidito e che serva qualcuno di ancora più radicale. Il ciclo politico diventa così una ruota che gira a vuoto: Rancore sociale - Voto al salvatore di turno - Impatto con la realtà - Delusione - Ricerca di un nuovo salvatore
È successo con Renzi, con Grillo, con Salvini, e ora il meccanismo rischia di alimentare l'ascesa di Vannacci.
Finché la politica sarà vissuta come un palcoscenico emotivo e non come la gestione complessa di un Paese, le campagne elettorali basate sulle utopie vinceranno sempre sui progetti concreti.