Il successo di Sal Da Vinci e il fallimento degli snob col golfino di cashmere
Cultura

Il successo di Sal Da Vinci e il fallimento degli snob col golfino di cashmere

Il quinto posto di Sal Da Vinci all'Eurovision accende il dibattito sulla distanza tra il pubblico reale e l'élite culturale. Dalla critica spietata a Sanremo fino al successo europeo, la storia si ripete e premia l'arte popolare contro i guardiani del gusto. Un'analisi sul classismo culturale.


Il quinto posto di Sal Da Vinci all'Eurovision con "Per sempre sì" ha certificato una frattura ormai insanabile in Italia: quella tra il pubblico reale e una cricca culturale arroccata nei propri salotti.

Il successo europeo oltre il pregiudizio nostrano

Prima è arrivata la vittoria a Sanremo, demolita dai critici con definizioni sprezzanti che gridavano all'inno del patriarcato. Poi sono proseguiti gli insulti social durante l'Eurofestival. Eppure, mentre i soliti snob nostrani gridavano all'orrore, l'arena europea si alzava in piedi per una standing ovation. Il video dell'esibizione è diventato il più visto della competizione con oltre 5 milioni di visualizzazioni.

Da Sal Da Vinci a Checco Zalone: una dinamica identica

Questo fenomeno non rappresenta un caso isolato, ma segue un binario preciso già visto in altri contesti:

  • Il cinema di Checco Zalone: Il suo film "Buen Camino" ha registrato il record storico del cinema italiano con 76 milioni di euro al botteghino, venendo però snobbato ai David di Donatello a favore di pellicole distanti dal grande pubblico.
  • La politica degli appelli: Lo stesso meccanismo si riflette nel dibattito politico, dove i soliti noti firmano manifesti e spiegano al popolo cosa votare senza conoscere la materia reale.

L'estetica come arma di distinzione sociale

Il sociologo Pierre Bourdieu spiegava che il gusto estetico viene spesso usato come arma di classificazione sociale per tracciare confini e sputare sentenze. Se un prodotto culturale nasce dal basso e incontra il favore della gente, viene etichettato come spazzatura. Si confonde l'esterofilia con la sofisticazione, considerando il termine "popolare" come un sinonimo di inferiore.

La storia dà ragione al pubblico

La storia, tuttavia, si dimostra galantuoma. Anche artisti del calibro di Giuseppe Verdi, Totò e Mario Merola venivano considerati "di serie B" dai custodi del gusto del loro tempo. Oggi quei critici sono stati dimenticati, mentre l'arte di quegli autori è rimasta immortale.

Il pubblico ha già espresso il suo voto attraverso i biglietti acquistati, i cinema pieni e i dati dello streaming. Se amare la musica capace di emozionare milioni di persone significa essere etichettati negativamente, allora la scelta di stare dalla parte del pubblico è rivendicata con orgoglio.

Tratto da un'analisi di Roberto Riccardi

Condividi: