Di chi è davvero questa festa?
Nessuno dovrebbe impedire a qualcuno la partecipazione alla festa per la liberazione, specialmente a chi la "liberazione" l'ha sudata
Oggi, ancora una volta, abbiamo assistito a scene che dovrebbero far riflettere tutti. Una giornata che dovrebbe unire il Paese nel ricordo della Liberazione si trasforma invece in terreno di scontro, esclusione e intolleranza.
È inaccettabile vedere chi si definisce “antifascista” impedire ad altri – come la Brigata Ebraica e altre realtà politiche – di partecipare a una ricorrenza che dovrebbe appartenere a tutti gli italiani. La memoria non può essere selettiva, né tantomeno gestita come un monopolio ideologico. Questo è fascismo vero.
La Liberazione è stata possibile grazie al sacrificio di tanti uomini e donne provenienti da diversi Paesi e culture che hanno combattuto – e spesso perso la vita – per restituirci la libertà. Dimenticarlo, o peggio riscriverlo, è un errore grave.
Quando una festa nazionale diventa occasione per escludere, contestare e dividere, perde il suo significato più profondo. La memoria dovrebbe unire, non separare.
Per questo oggi, più che mai, è giusto chiedersi: di chi è davvero questa festa?