Caso mascherine e Commissione Covid: perchè Conte rifiuta l’audizione?
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Caso mascherine e Commissione Covid: perchè Conte rifiuta l’audizione?

Esplode la tensione politica intorno alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul Covid. Il direttore de Il Tempo, Daniele Capezzone, chiede l'audizione immediata dell'ex Premier sui contratti miliardari delle mascherine cinesi. Giuseppe Conte respinge le accuse, parla di fango politico e minaccia querele.


Il passato della gestione pandemica torna a infiammare il dibattito politico italiano, trasformando la Commissione parlamentare d'inchiesta sul Covid nel teatro di uno scontro frontale tra giornalismo d'area e leader di opposizione.


L'affondo attuale: la richiesta di audizione e il bivio politico


Il dibattito si è surriscaldato a seguito dell'iniziativa di Daniele Capezzone. Il direttore del quotidiano romano ha rivolto un appello formale ai Presidenti delle Camere per chiedere lo sblocco dei lavori della Commissione d'inchiesta e la convocazione immediata di Giuseppe Conte.


La tesi giornalistica si basa sulla presunta inopportunità che l'ex Premier sia contemporaneamente componente dell'organo inquirente e figura centrale dei fatti esaminati. Secondo la linea editoriale sostenuta dal quotidiano e rilanciata dalla maggioranza di centrodestra, Conte avrebbe il dovere morale di rispondere politicamente della gestione dei contratti d'emergenza.


La reazione di Conte: accuse di sciacallaggio e minaccia di querele


La replica del leader del Movimento 5 Stelle non si è fatta attendere ed è arrivata con toni particolarmente duri. Conte ha inquadrato la pressione mediatica come una precisa strategia politica orchestrata da Palazzo Chigi in vista delle prossime scadenze elettorali.


Le linee della difesa dell'ex Premier si articolano su tre punti:


•   La via legale: L'annuncio di querele immediate contro le ricostruzioni della stampa d'area, in particolare verso i giornali del gruppo Angelucci.


•   La tutela dei collaboratori: La netta smentita di qualsiasi legame con i professionisti che all'epoca dei fatti svolsero attività di consulenza per le aziende fornitrici.


•   Il contrattacco parlamentare: Il sospetto, lanciato da Conte, che anche esponenti dell'attuale maggioranza di governo abbiano caldeggiato imprese o professionisti durante l'emergenza, promettendo di approfondire questo aspetto nelle sedi istituzionali.


Al contrattacco di Conte, la direzione del quotidiano ha replicato ponendo un interrogativo di natura politica: se le carte sono in regola e la magistratura ha archiviato le posizioni, per quale motivo l'ex Premier mostra resistenza a farsi audire in Parlamento?


I fatti storici e le inchieste sulle mascherine cinesi


Per comprendere la radice dello scontro occorre isolare la polemica e analizzare i dati oggettivi emersi negli anni intorno al capitolo degli approvvigionamenti della primavera 2020.


•   I numeri dell'operazione: La struttura del Commissario straordinario per l'emergenza acquistò dalla Cina circa 800 milioni di mascherine per una spesa complessiva di 1,25 miliardi di euro.


•   Il ruolo dei mediatori: Le indagini della Procura di Roma hanno accertato che i consorzi cinesi venditori corrisposero circa 70 milioni di euro in provvigioni a una rete di intermediari privati italiani.


•   I requisiti tecnici: Nonostante le contestazioni iniziali sollevate da alcune procure locali sul potere filtrante di determinati lotti, le verifiche centrali dell'Agenzia delle Dogane hanno evidenziato come gli acquisti fossero coperti dalle ampie deroghe normative vigenti in tutta Europa durante la prima ondata pandemica.


L'esito giudiziario: la situazione delle condanne


Sul piano strettamente processuale, le indagini della magistratura si sono progressivamente concluse senza condanne penali a carico dei vertici istituzionali, delineando un quadro ben definito.


•   I sequestri finanziari: L'azione dello Stato si è concentrata sul piano economico, portando al sequestro preventivo dei 70 milioni di euro intascati dai broker privati come provvigioni.


•   La posizione di Conte: Il Tribunale dei Ministri ha archiviato definitivamente ogni accusa penale nei confronti dell'ex Presidente del Consiglio e dell'ex ministro della Salute, riconoscendo l'eccezionalità del contesto emergenziale.


•   Le assoluzioni per la struttura commissariale: L'ex Commissario Domenico Arcuri è stato assolto dall'accusa residua di abuso d'ufficio in seguito all'abrogazione del reato da parte del Parlamento, mentre i reati più gravi di corruzione e peculato erano già stati archiviati. I funzionari della struttura e i restanti privati sono stati prosciolti dalle accuse di frode e falso.


•   Lo stallo sul traffico di influenze: L'unico filone rimasto formalmente aperto, relativo al reato di traffico di influenze illecite contestato ai mediatori privati, è attualmente congelato in attesa di un pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legittimità della norma.

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