Il "Giallo" di Bruxelles: Il caso Salis tra inchieste internazionali e limbo burocratico
La vicenda entra in una complessa fase di stallo burocratico e istituzionale a Bruxelles. Tra le richieste di sanzioni del centrodestra e le indagini della magistratura estera, si attendono ora le verifiche tecniche dell'Eurocamera sulla regolarità dei contratti e l'eventuale violazione delle norme antiriciclaggio e sul nepotismo.
Quello che era iniziato come uno sfogo social contro un presunto controllo di routine si è trasformato in un intricato caso internazionale. L’eurodeputata di AVS (Alleanza Verdi e Scienza) Ilaria Salis si trova oggi al centro di un triplo fuoco incrociato: i controlli preventivi della magistratura tedesca, un'inchiesta giornalistica che scuote i regolamenti di Bruxelles e la dura reazione politica del centrodestra.
Il blitz all'alba e l'ombra dell'Hammerbande
La vicenda esplode a fine marzo, quando la Polizia di Stato si presenta alle 7:30 del mattino in un hotel di Roma per un controllo nella stanza occupata dall'eurodeputata. Non si è trattato di un'iniziativa italiana, ma di un atto dovuto innescato da un alert automatico nel sistema Schengen inserito dalla Germania.
Le autorità di Berlino stanno infatti conducendo accertamenti sulle azioni della Hammerbande (la banda del martello), applicando il principio del processo a specchio poiché le vittime delle aggressioni di Budapest erano cittadini tedeschi. Trattandosi di un'europarlamentare protetta da immunità, gli agenti si sono limitati all'identificazione, ma è proprio in quel momento che è emerso il dettaglio chiave.
Lo scoop sui contratti: l'assistente-coinquilino
Insieme a Ilaria Salis viene identificato il suo assistente parlamentare più stretto, Ivan Bonnin, figura nota alle cronache bolognesi per il suo passato attivismo. L'inchiesta giornalistica ha fatto emergere una coincidenza anagrafica: fino al giorno del controllo, Salis e Bonnin risultavano formalmente residenti nello stesso indirizzo in una casa a Milano. Il giorno successivo al blitz, l'eurodeputata ha spostato la propria residenza.
Le norme del Parlamento Europeo sulla trasparenza e il contrasto al nepotismo vietano tassativamente ai deputati di assumere o ricorrere ai servizi dei propri coniugi o dei partner stabili in un'unione di fatto. Se la convivenza anagrafica configurasse un legame stabile, lo stipendio di Bonnin (pagato con fondi pubblici europei) violerebbe i regolamenti dell'Eurocamera.
La difesa e il limbo di Bruxelles
Di fronte ai media Salis si difende parlando di attenzione morbosa e squadrismo mediatico, smentendo qualunque relazione sentimentale e precisando che Bonnin è solo un caro amico e collaboratore con cui ha coabitato per motivi puramente logistici e di budget.
La situazione attuale è entrata in una fase di limbo burocratico e istituzionale:
• Il fronte europeo: Fratelli d’Italia ha formalizzato una richiesta di verifiche alla Presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola. Se gli uffici di Bruxelles accerteranno l'irregolarità del contratto, scatterà la procedura di recupero crediti, obbligando Salis a restituire di tasca propria i fondi erogati per lo stipendio.
• Il fronte giudiziario: Le procure estere continuano a monitorare i movimenti dei militanti d'area, ma l'immunità parlamentare blocca qualsiasi atto restrittivo. Per procedere, i magistrati europei dovrebbero chiedere la revoca dell'immunità alla Commissione Giuridica (JURI) del Parlamento UE, un iter che richiede diversi mesi.
Mentre la macchina burocratica di Bruxelles prosegue le sue verifiche tecniche a fari spenti, il caso rimane al centro dello scontro politico nazionale.